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“Volevo emulare lo stile del Pasolini recensore di libri”. Intervista a Filippo La Porta

Filippo La Porta, critico e scrittore, collabora a quotidiani e riviste, tra cui il “Domenicale” del “Sole24ore” e “Il Messaggero”. Nel 2018 ha pubblicato per Giunti “Il manifesto del Partito Comunista, Marx-Engels, saggio introduttivo”. Ha realizzato per Rai-cinema un documentario su Berlino e tiene corsi di scrittura in varie università tra le quali Napoli e Cagliari. Tra i suoi libri ricordiamo:
La nuova narrativa italiana, Bollati Boringhieri 1995
Maestri irregolari, Bollati Boringhieri 2007
Meno letteratura, per favore, Bollati Boringhieri, 2010
Pasolini, Il Mulino, 2012
Poesia come esperienza. Una formazione nei versi, Fazi 2013
Roma è una bugia, Laterza 2014
Indaffarati, Bompiani 2016
Prendere tempo: conversazione con Marc Augé, Castelvecchi 2016
Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio, Bompiani 2018

Scrittore, giornalista, critico letterario: chi è Filippo La Porta, cosa ama fare e qual è il ruolo della letteratura nella sua vita?
Cosa amo fare? Lavorare molto e “perdere tempo” con gli amici e i miei familiari: i due opposti!
La letteratura è per me la forma di conoscenza, unita al piacere, più raffinata.

C’è un’immagine nella sua memoria che ricollega al momento in cui ha deciso di dedicarti alla critica letteraria?
Amavo molto alcuni grandi critici, volevo emulare il loro stile, forse più di tutti il Pasolini recensore di libri.

Quali maestri l’hanno formata maggiormente e come è arrivato a loro?
I miei critici preferiti, a parte Pasolini: Garboli e Pampaloni. Ma sui maestri ho scritto ben due libri, e ad essi mi permetto di rinviare

Qual è lo stato dell’arte della letteratura italiana?
Ogni anno escono 3/4 libri importanti, ma sommersi dal trash: nessuno li riconosce più.

Esiste ancora un luogo ideale di confronto tra i protagonisti del mondo editoriale? E lei che rapporto hai con questo mondo?
Sono consulente di un piccolo editore. Pubblico con editori che mi piacciono (i Bompiani, Edizioni Storia e letteratura). Ma non ho rapporti di frequentazione.

In che modo l’approccio alla lettura è cambiato negli ultimi anni e quanto questo aspetto incide sulle scelte e sulle trasformazioni editoriali?
Prevale sempre più la lettura come puro svago, consumo tra gli altri (la dittatura del bestseller), ma ciò non impedisce che lettori autentici, motivati spuntino fuori inaspettatamente in relazione a questo o quel libro

Possiamo dire che la proliferazione di canali comunicativi ha fatto mancare la reale discussione critica che si svolgeva nei salotti letterari? E se così fosse da cosa dipende? C’è un modo per ritrovare la bellezza del dialogo e del confronto costruttivo che sviluppa e non distrugge?
Non rimpiangerei i salotti letterari d’antan. Credo molto nei gruppi di lettura, fuori e dentro le biblioteche.

Ci racconti il suo rapporto con il mondo della scrittura e com’è cambiato nel tempo; cosa significa essere un critico letterario oggi, e cosa significava agli inizi? Cos’è rimasto, cosa si è perduto, e cosa si è guadagnato?
Il critico continua a avere un immenso privilegio: può parlare di tutto a proposito di un’occasione. Non deve però trascurare l’occasione, quel libro lì, con quella forma letteraria, etc.

Qual è il suo pubblico ideale?
Tendenzialmente tutti. Chiunque sappia rispondere all’appello silenzioso e, spero, appassionato, che pure i miei libri contengono.

Che relazione c’è tra la scrittura e la società, con le sue influenze politiche e culturali? E come convivono questi aspetti nella sua produzione?
Cerco di scrivere in una lingua comunicativa e non banalizzante.

Quanto è importante il marketing per il successo di un libro? La promozione è un sistema effimero di sviluppo, o può garantire la permanenza di un autore nel mercato per un periodo lungo?
Il marketing purtroppo conta un po’ più del 50%

Fieramente Il Libro e Premio Letterario “Subiaco Città del Libro”: com’è iniziata la collaborazione e, a suo modo di vedere, quali sono gli aspetti interessanti di queste iniziative?
Per amicizia con Nicola Bultrini. Si tratta di premi che dovrebbero dare visibilità a libri di buona qualità, ma un tantino fuori del riflettori.

Per concludere: se potesse scegliere solo tre libri da consigliare, quali sarebbero?
Oggi? Il figlio di Persefone di Cotrona e Il dono di saper vivere di Pincio.