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Sondaggio Narrativa edita Subiaco Premio Città del Libro 2017

Narrativa edita Subiaco Premio Città del Libro 2017

L’anno volge al termine e fervono i preparativi per il nostro calendario 2017!
Tra le attività in corso per la V Edizione di Fieramente il Libro (24-25 giugno), c’è il monitoraggio della produzione di narrativa italiana pubblicata tra gennaio e dicembre 2016.
A breve il nostro comitato promotore stilerà una selezione di 10 titoli da proporre alla giuria di qualità, composta da scrittori, giornalisti e critici letterari, che sceglierà la terna di finalisti per il premio letterario “Subiaco Città del Libro”, sezione narrativa edita.

Oltre a campioni di vendita, quali “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia o “La paranza dei bambini” di Roberto Saviano, la nostra selezione in fieri contiene davvero tanti titoli interessanti di autori noti o emergenti.
Ci piacerebbe, però, che anche voi, amici lettori e sostenitori, contribuiste ad arricchirla e che ci aiutaste a stilarla nel modo più ricco ed esaustivo possibile, suggerendoci i libri che avete letto quest’anno e che hanno suscitato il vostro interesse o vi hanno maggiormente colpito.
Per questo abbiamo predisposto un semplicissimo modulo da compilare online e aspettiamo con curiosità di leggere le vostre proposte. Ma, attenzione! Ricordatevi che deve trattarsi esclusivamente di narrativa italiana pubblicata nel 2016.

Alcuni titoli interessanti dal nostro monitoraggio

Elvira Seminara, Atlante degli abiti dismessi, Einaudi

“Avevo fatto un uso imprudente, sconsiderato della felicità. L’avevo usata tutta, persino sprecata.”
Eleonora è fuggita a Parigi per trasmettere a sua figlia tutto ciò che ha: qualche consiglio, varie confessioni e, soprattutto, un armadio pieno di vestiti. Vestiti elfi o revenants, gonne volubili, abiti del presagio, camicette dalla voce allegra, da raccogliere in un inventario vivo, poetico, torrenziale: perché certi cataloghi sono animati e aiutano a vivere meglio, dentro e fuori di sé.
Originale, lirico e toccante, il quarto romanzo della Seminara è come una tavolozza piena di tanti diversi colori, messi lì in modo casuale, ma dall’effetto studiato ad arte. L’armadio di Eleonora è pieno di abiti dismessi e di emozioni vissute. Grazie a quegli ignari testimoni, i suoi abiti appunto, la protagonista rivive tanti momenti del suo passato: ogni abito è colore, ricordo, vita.
“Le vite non vogliono essere risparmiate. Ogni cosa, ogni corpo, non chiede che questo, sgualcirsi, logorarsi, cadere e ferirsi, sporcarsi e cicatrizzare, urtare, sanguinare, ricucire.”

Elvira Seminara

Elvira Seminara, giornalista e pop artist, ha pubblicato per Mondadori L’indecenza (2008) e per Nottetempo Scusate la polvere (2011) e La penultima fine del mondo (2013). I primi due romanzi sono stati messi in scena nel 2014 e nel 2015 dal Teatro Stabile di Catania. I suoi testi sono stati tradotti in diversi paesi. Vive ad Aci Castello.

Fabio Stassi, La lettrice scomparsa, Sellerio

Un nuovo personaggio letterario, un precario dei nostri giorni che allevia i malanni delle persone consigliando loro buone letture. È così che i libri, i romanzi, la poesia, finiscono di essere pagine e inchiostro e sembrano diventare tutt’altro: medicamenti, terapie, e persino strumenti di indagine nell’oscurità di un delitto.
«Non c’è nessuna coerenza nelle nostre vite» pensa il protagonista di questo romanzo. «Ci siamo solo noi, che la reclamiamo. A creare l’universo non può che essere stato uno scrittore fallito». Ma se è così che stanno le cose, può un essere umano vivere la propria vita come se scrivesse un racconto che qualcuno deve leggere?
Vince Corso è un professore precario, non più giovanissimo. È nato dalla relazione fugace della madre, che lavorava in un hotel a Nizza, con un viaggiatore e, ogni volta che ne sente il bisogno, Vince manda una cartolina al padre sconosciuto all’indirizzo dell’albergo. L’unico ricordo che ha di quell’uomo sono tre libri lasciati nella stanza come un’eredità che gli ha segnato l’esistenza: Vince ora è un’anima di letterato che ha letto forse troppo, convinto che la scrittura sia una strana menzogna capace di manipolare la vita, perché, come dice Céline, «se si immerge un bastone in un lago per vederlo intero bisogna spezzarlo» e per lui i romanzi sono quel lago.
Per sbarcare il lunario, si inventa una professione, la biblioterapia. Qualcuno gli parla del proprio male, nello spirito o nel corpo, drammatico o ridicolo, e Vince gli consiglia un libro come medicina. Da principio lo fa con timidezza ma, poco a poco, si conquista una clientela, fatta di sole donne. E intanto lo prende un’intrigante curiosità per l’enigma del rapporto fatale tra la letteratura e la vita. E quando scopre che la vicina di casa che lo salutava sul pianerottolo è scomparsa, e che il marito è accusato di omicidio, comincia a studiarla attraverso i libri che la donna leggeva e di cui un libraio solitario e saggio aveva conservato traccia nei suoi schedari. Fino a convincersi che quella donna, con la sua scomparsa, sta scrivendo una storia che soltanto lui potrà decifrare. Forse, la verità che emerge da quella lettura-investigazione sarà una mesta vittoria della vita sulla sua adescatrice: la letteratura.

Fabio Stassi

Fabio Stassi è stato ispirato dall’aver curato per questa casa editrice l’edizione italiana di Curarsi con i libri di Berthoud ed Elderkin. Ne è venuto un romanzo avvolto in un’atmosfera di mistero fantastico, pieno di malinconia perché ha a che fare con l’illusorio e l’effimero, carico di intelligenza perché vaga nel labirinto circolare vita-

Teresa Campi, D’amore e morte. Byron, Shelley e Keats a Roma, Albeggi

Siamo nella Roma di inizio Ottocento e sullo sfondo di strade, locande, studi di artisti e salotti mondani, si intrecciano le vite, l’arte e le sorti dei tre celebri poeti romantici inglesi Lord George Gordon Byron, Percy Bysshe Shelley e John Keats. Intorno a loro la beltà e le miserie di una Roma meta agognata di artisti, antiquari truffaldini e vagabondi, una Roma sublime e desolata, cosmopolita e provinciale, con i suoi ruderi, le sue feste popolari, le sue credenze. Il soggiorno romano di Byron, Shelley e Keats offre ai tre poeti, malfamati, diseredati e semisconosciuti (fatta eccezione per Lord Byron verso cui il mondo romano nutre una spasmodica curiosità), visioni, suggestioni e pensieri metafisici, e fa da palcoscenico ad avvenimenti intimi che cambiano il loro modo di essere. Li accomuna l’esperienza della morte: Byron assiste ad una esecuzione capitale a Piazza del Popolo che lo sconvolge. A Shelley muore suo figlio William a Via del Corso, mentre Keats spira poco dopo in una pensione ai piedi di Piazza di Spagna. La voce narrante è quella un giovanotto di Copenhagen, Christian Abrahams, che arriva nella Roma degli artisti e sotto l’ala protettiva dello scultore Thorvaldsen si mette sulle tracce di Byron, Shelley e Keats, rimanendo inviluppato inesorabilmente nei loro destini.

Teresa Campi

Teresa Campi, laurea in Lingue e letterature straniere a La Sapienza (1974) e Master in Educazione alla Pace, Cooperazione Internazionale, Diritti Umani e Politiche dell’Unione Europea presso l’Università Roma Tre, è stata insegnante, consulente, formatrice e giornalista. Ha pubblicato: Il Canzoniere di Isabella Morra (Bibliofilo, 1980); Sul ritmo saffico, uno studio sul verso alessandrino (Bulzoni, 1983); Le ore casalinghe (Il Bagatto, 1982); Il Sangue e l’oblio (Il Girasole, 1996); Le cucine desolate (Manni, 1999); Storia elementare (Manni, 2006). Ha curato: Cenere e Polvere, poesie di Renée Vivien (Savelli, I981); Dina la bella ebrea, di Pétrus Borel (Lucarini, 1983); Donna m’apparve, di Renée Vivien (Lucarini, 1984); Morire in Italia, carteggio di Percy B. Shelley (Archinto, 1986).