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Intervista a Filippo La Porta sul progetto "Camminare Scrivendo"

Intervista a Filippo La Porta sul progetto “Camminare Scrivendo”

Camminare scrivendo è il progetto per i licei sublacensi incluso nel programma della quinta edizione di Fieramente il Libro, che ha visto protagonisti il dottor Filippo La Porta, scrittore, giornalista, critico letterario e un’ottantina di studenti dell’Istituto di Istruzione Secondario “Braschi – Quarenghi” di Subiaco con le loro insegnanti di Italiano. In tre incontri mensili di due ore, Filippo La Porta ha introdotto i ragazzi al genere del “reportage narrativo”, proponendo loro letture interessanti e invitandoli a guardare con occhi più attenti la realtà che li circonda.


Dottor La Porta, come è stato lavorare con un nutrito gruppo di adolescenti nativi digitali?

Li ho visti interessati, attenti, coinvolti (almeno la stragrande maggioranza), non sembravano tristemente “deportati” come pure accade in certe scuole.

Quali erano le finalità educative del suo progetto “Camminare scrivendo”?
Abituare i ragazzi all’idea che la “creatività” abbraccia molte cose: si può essere più creativi scrivendo un reportage che un romanzo.

Cosa differenzia un reportage narrativo da un reportage giornalistico?
Nel primo, oltre al resoconto dei fatti, c’è un tratto personale che si esprime attraverso lo stile e lo sguardo dell’autore.

Qual è stato il compito più difficile nel vestire i panni dell’insegnante in queste tre lezioni?
Beh, tenere desta l’attenzione per quasi due ore, a un certo punto ricorrevo a trucchi, citavo una fiction TV che loro amano…

C’ è stata, invece, una cosa che l’ha sorpresa piacevolmente?
In alcuni elaborati la grande proprietà di scrittura, la limpidezza dello stile, la qualità formale, tutte cose che denotano una sorprendente maturità.

Quali ostacoli hanno incontrato i ragazzi  – se ne hanno incontrati – nel cimentarsi nei generi di reportage narrativo da lei suggeriti? 
Mi ha colpito che i reportage che mi sono pervenuti – 6 – parlino tutti del pullman, del viaggio in bus, del pendolarismo. Lì avvengono più cose. Le radici di Subiaco sono in movimento, l’identità della città e dei suoi giovani abitanti è semovente, tutta on the road. Un altro tema è il rapporto generazionale, ad es. la presenza dei nonni, con i loro ricordi di un paesaggio migliore.

Nel corso dei tre incontri mensili ha suggerito ai partecipanti un certo numero di letture interessantissime come esempi di reportage narrativo. Possiamo passare quei suggerimenti anche ai lettori del nostro sito?
Sì, certo.

  • M. Serao, Nel ventre di Napoli
    Il primo reportage italiano, ottocentesco
  • G. Gozzano, Verso la cuna del mondo
  • R. Kapuscinski: tutto (c’è un Meridiano Mondadori che raccoglie l’intera sua opera), altrimenti Ebano e Imperium
    Il maggior autore di reportage contemporaneo, da poco scomparso
  • G. Orwell, Omaggio alla Catalogna
    Il mio preferito (per chi un po’ sa l’inglese consiglio la lettura in originale)
  • C. Levi, Cristo si è fermato a Eboli
    Il più importante reportage italiano del ‘900
  • T. Capote, A sangue freddo
    Il maestro del reportage americano
  • A. Solgenitsin, Arcipelago Gulag
  • M. Soldati, America primo amore
    La scoperta dell’America, nel 1935
  • G. Piovene, Viaggio in Italia
    Libro fondamentale sull’Italia e le sue regioni, a metà degli anni ‘50
  • G. Parise, Guerre politiche
  • P.P. Pasolini, L’odore dell’India
    Da leggere contestualmente a Moravia: l’uno sensuale e partecipe, l’altro cerebrale e più equilibrato
  • A. Moravia, Un’idea dell’India
  • A. Leogrande, Il naufragio
    Forse il più bravo scrittore-reporter italiano di oggi
  • R. Saviano, Gomorra
  • G. Bettin, L’erede
    Reportage molo duro, metà anni ’90, sul ragazzo che uccise i genitori per soldi


Il suo libro “Gli indaffarati” è ispirato proprio al mondo dei giovani. Incontrando gli studenti sublacensi, ha ritrovato le caratteristiche di cui parla in quelle pagine?
Direi di sì. Leggono meno, hanno più fatica a concentrarsi, sono più insicuri, si esprimono con più difficoltà rispetto alla mia generazione, ma danno valore all’esperienza e all’esempio, sono curiosi, hanno una intelligenza più libera e meno “ideologica” rispetto alla mia generazione: meno abili nella retorica ma attenti alla coerenza tra parola ed esistenza.

I suoi ragazzi sono ora chiamati a presentare un loro elaborato entro il 30 marzo per partecipare al concorso dedicato alle scuole nell’ambito del Premio Letterario “Subiaco Città del Libro”. Che consigli ha dato loro per scrivere un reportage vincente e convincente?
Camminare, osservare, raccogliere appunti, ascoltare, provare a mettere insieme il dovere giornalistico di informazione con la qualità letteraria della scrittura.

Cosa spera che i ragazzi abbiano compreso in questo vostro breve percorso insieme e cosa lei ricorderà più volentieri di questa esperienza?
Ricorderò un’aula piena di ragazzi che mi hanno quasi sempre ascoltato in silenzio e in modo attento (tranne piccole défaillance, comprensibilissime), anche perché preparati dai loro docenti scolastici. Ho cercato di fargli capire, come ho già detto, che le vie della scrittura sono infinite.


Foto © Cristiano Pelagracci