EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

ho-cominciato-scrivendo-recensioni-tra-le-quattro-mura-di-casa-intervista-a-giulia-ciarapica-fieramente

“Ho cominciato scrivendo recensioni tra le quattro mura di casa”. Intervista a Giulia Ciarapica

Giulia Ciarapica, classe 1989, filologa moderna, blogger culturale e collaboratrice de Il Messaggero e Il FoglioSei già considerata un punto di riferimento di un nuovo modello di critica letteraria, attraverso la contaminazione e il parallelismo tra i diversi canali sui quali eserciti la tua professione e i diversi linguaggi che devi adottare in ognuno. Prevedi un futuro con la scomparsa di un certo modello di critica e altri cambiamenti?
Credo che l’evoluzione del linguaggio del critico letterario – perché fondamentalmente di questo si parla – passi attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti di comunicazione, come i blog e i social network. Credo anzi che, a breve, social come Twitter ma ancora di più come Instagram, fagociteranno senza dubbio anche i lit-blog. Prevedo una critica letteraria sicuramente più “immediata”, forse più breve ma non per questo meno accurata. Certo, questa sorta di piccolo obbligo alla velocità cui i nuovi strumenti ci costringono, non sempre aiuta la riflessione e la comunicazione di certi concetti, ma credo sia più che altro una questione di abitudine e di allenamento, oltre che di studio profondo di un nuovo modello di società.

Come, dove e perché hai cominciato a occuparti di critica letteraria?
Ho iniziato a occuparmi di critica letteraria quattro anni e mezzo fa, subito dopo la laurea. La mia più grande passione era ed è la lettura, sono sempre stata abituata, anche grazie al percorso di studi fatto, a leggere con attenzione, ad osservare i dettagli, a tentare di penetrare nel cuore del libro confrontandolo con altri testi e con altri tipi di scrittura. Ho cominciato scrivendo recensioni tra le quattro mura di casa, prima con dei post su Facebook, poi ho aperto il blog e dopo qualche mese sono arrivate le prime richieste di collaborazione con dei quotidiani online.

Letteratura italiana oggi: vedi delle mancanze rispetto al passato o trovi che ci siano delle fioriture interessanti?
Beh, indubbiamente ci sono delle grandi differenze, ma non si può prescindere dai momenti storici. Ogni germoglio letterario è figlio del proprio tempo, di questo ne sono fermamente convinta. Diciamo che il periodo che stiamo attraversando non è, purtroppo per noi, dei migliori: c’è molta confusione, troppa fretta, sembra tutto molto approssimativo. È altrettanto chiaro, però, che ci sono delle proposte interessanti: penso ad autrici come Anna Luisa Pignatelli, Nadia Terranova, o autori come Franco Faggiani e Vanni Santoni, per citarne solo alcuni.

Nel tempo l’approccio alla lettura è cambiato. Come e quanto incide questo cambiamento sulle scelte e sulle trasformazioni editoriali?
Credo che incida parecchio, e che soprattutto molte scelte ruotino attorno alla questione della fretta, della velocità e della brevità. Penso sia questa la caratteristica principale del nostro tempo, e dunque anche quella dei lettori e degli scrittori contemporanei.

Che rapporto hai con il mondo editoriale? C’è un luogo ideale di confronto tra i protagonisti e in che misura, eventualmente, influisce sulla tua attività?
Il luogo di incontro ideale ormai sono i social. Grazie a questi nuovi strumenti abbiamo tutti – scrittori, blogger, giornalisti, editori – la possibilità di confrontarci, leggerci e instaurare rapporti l’uno con l’altro in tempi brevi (anche se non ci si conosce in termini reali). Spesso si crea una bella sinergia e, ovviamente, questo influisce in maniera quasi sempre positiva sulla mia attività, perché c’è un contatto “diretto”, nettamente superiore e molto più frequente, rispetto a qualche tempo fa.

Qual è il tuo pubblico ideale? C’è un “lettore tipo” a cui ti rivolgi, mentre scrivi?
A dire il vero ho un pubblico pressoché variegato, sia per età (dai 18 ai 50 circa) che per sesso, nel senso che non ho un pubblico prevalentemente femminile o maschile, anche se forse le donne sono di poco superiori agli uomini. Dagli studenti universitari ai lettori medio-forti, devo dire che il pubblico che mi segue e che mi legge anche sui quotidiani, è un pubblico sempre attentissimo, curioso e soprattutto aperto al confronto.

Quali maestri ti hanno formato maggiormente?
Ci sono maestri che ho avuto la fortuna di conoscere, come la docente di Letteratura italiana all’Università di Macerata Laura Melosi e come il professor Alfredo Luzi, che mi hanno illuminato nel percorso di critica letteraria dandomi degli strumenti basilari. Poi, ovviamente, la mia formazione deve moltissimo a Pietro Citati, a Giorgio Bàrberi Squarotti, a Cesare Garboli, a Giorgio Manganelli e a Giacomo Debenedetti.

Esce oggi per Rizzoli il tuo romanzo d’esordio “Una volta è abbastanza“. Cosa ti ha spinto a superare il confine tra giudice dell’opera altrui e creatrice di una tua opera?
L’urgenza di dire qualcosa, di raccontare una storia, e forse anche di riacciuffare il passato e provare a capirlo, ad analizzarlo, a farlo mio.

Temi che questo aspetto della tua espressione si sovrapponga con l’immagine che esiste di te?
Non esiste un’immagine di me, esisto solo io, che sono la mia stessa professione: io autrice, io blogger, io critica letteraria.

Nella VII edizione – 2019 – del Premio Letterario Nazionale “Subiaco Città del Libro” sarai in giuria per la narrativa edita. Hai già avuto esperienze di questo tipo? Quali aspettative hai?
Ho più volte fatto parte della giuria di vari Premi Letterari Nazionali e mi aspetto di leggere opere non solo ben scritte, ma che rechino un messaggio di fondo importante e magari anche collettivo.

“Divori libri e pure con il cibo ti dai da fare”: qual è il tuo piatto preferito e quali sono tre libri che consiglieresti assolutamente?
Il mio piatto preferito è senza ombra di dubbio la pizza. Per quanto riguarda i libri, consiglierei assolutamente “Stoner” di John Williams, “Benevolenza cosmica” di Fabio Bacà (uscito da poco per Adelphi) e “La ballata di Iza” di Magda Szabò.