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“Dirigere una biblioteca è un lavoro appassionante”. Intervista a Fiammetta Terlizzi

Giovedì 30 maggio 2019, presso la Biblioteca Angelica di Roma, si svolgerà la presentazione degli autori dei tre titoli finalisti per la sezione Narrativa Edita del Premio Letterario “Subiaco Città del Libro”. Abbiamo colto l’occasione per conversare con Fiammetta Terlizzi, direttrice della Biblioteca Angelica dal 2009 al 2018.

Fiammetta Terlizzi è nata a Napoli, ma da sempre vive e lavora a Roma. Per dieci anni ha diretto una delle biblioteche più antiche e prestigiose di Roma, la Biblioteca Angelica, che ospita più di 100.000 volumi di Fondo antico e un patrimonio di oltre 100.000 volumi di Fondo moderno.

Nel 2015, in occasione delle celebrazioni per i 550 anni dalla stampa a caratteri mobili del primo libro in Italia avvenuta a Subiaco nel 1465, la Biblioteca Angelica da lei diretta, grazie all’accordo siglato con il Comitato “Subiaco Città del Libro”, organizzatore di “Fieramente il Libro” Festival della Parola, ha messo a disposizione l’incunabolo originale del De oratore di Cicerone per consentirne una preziosa copia anastatica, poi esposta al pubblico durante la cerimonia di premiazione della III edizione del Premio Letterario Nazionale “Subiaco Città del Libro”.

Fiammetta, come è stato il tuo incontro con Subiaco e con il Premio letterario?
Il mio incontro con Subiaco è stato molto piacevole, direi sorprendente. L’occasione è arrivata con la presentazione della ristampa anastatica del De oratore di Cicerone, di cui la Biblioteca Angelica possiede uno degli unici tre esemplari rimasti in Italia. Il caso ha voluto che nel 2015 era stato pubblicato da pochissimo anche il mio libro sulla storia della Biblioteca Angelica, La biblioteca dorata, e ho avuto la possibilità di presentarlo in prima assoluta proprio durante le manifestazioni di “Fieramente il Libro”. Di quella giornata ricordo con immenso piacere l’accoglienza del Comitato organizzatore che mi ha sempre riservato grande amicizia, affetto e stima, e l’emozione per il successo dell’iniziativa, considerando anche che mi trovavo di fronte a un pubblico che non conosceva da vicino la Biblioteca Angelica.

Quale è stato e qual è oggi il tuo rapporto con il libro?
Chiedere a un bibliotecario qual è il suo rapporto con il libro è pleonastico. È chiaro che chi sceglie questa professione nutre un amore sviscerato non solo per il contenuto del libro ma anche per la materia di cui è composto. Ho iniziato a leggere prestissimo, e ancora oggi a chi mi chiede qual è il mio migliore amico rispondo senza ombra di dubbio: il libro. Il libro mi ha accompagnato in ogni momento triste o allegro della mia vita ed è la prima cosa alla quale penso se intraprendo un viaggio anche brevissimo. Il momento più bello della giornata è per me quello in cui so di avere un po’ di tempo da trascorrere insieme al mio amico. Sono stata dunque particolarmente fortunata a poter intraprendere questa carriera che mi ha dato grandi soddisfazioni prima come responsabile del Fondo antico della Biblioteca Angelica e poi come direttore. Vivere in una biblioteca come l’Angelica non fa altro che esaltare questa passione e questo amore in quanto sei circondata da più di centomila volumi che raccontano e racchiudono la storia della cultura e quindi la storia dell’umanità.

Cosa significa essere direttori di una biblioteca e quali responsabilità comporta?
Dirigere oggi una biblioteca è sempre una grande soddisfazione perché si tratta appunto di un lavoro appassionante e soprattutto si entra in contatto con tante realtà culturali molto diversificate. Credo però che alla passione per la cultura e per i libri oggi sia necessario unire una forte spinta manageriale, condita da una buona dose di creatività, che aiuti il bibliotecario a diffondere la cultura e a far sì che la biblioteca non sia vista più soltanto come un contenitore di libri ma come un vero e proprio motore di propulsione culturale. Si può fare cultura infatti attraverso la lettura, ma anche attraverso la musica, il teatro o anche il cinema. Per la bellezza del suo Salone monumentale, realizzato su progetto dell’architetto Luigi Vanvitelli a metà del ’700, la Biblioteca Angelica in passato, e ancora oggi, è stata scelta come set cinematografico per film molto importanti e famosi, tra i quali Il Giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica, Inferno di Dario Argento, mentre nel 2008 Ron Howard vi ha girato alcune scene del suo Angeli & Demoni basato sull’omonimo best-seller di Dan Brown. Negli anni della mia direzione ho cercato di rendere la Biblioteca Angelica un polo di attrazione importante per tutta una serie di attività culturali, tra cui un ciclo di fiabe animate per bambini che ha riscosso un grande successo riempiendo il Salone per diverse domeniche di un pubblico assai eterogeneo e altamente coinvolto e interessato.

Quali problemi, invece, ostacoli e difficoltà hai dovuto affrontare?
Le difficoltà sono innumerevoli e vanno fondamentalmente dalla mancanza di fondi sufficienti a gestire in modo adeguato le necessità della biblioteca alla grave carenza del personale che spesso impedisce di portare avanti un disegno e un programma scientifico che costituisce poi il vero compito del bibliotecario, ossia quello di studiare e di far conoscere l’immenso patrimonio che la biblioteca possiede. Questo compito oggi è reso appunto particolarmente difficile proprio perché il personale basta a stento per coprire i turni di apertura al pubblico. Se riesci però a creare nell’ambiente una partecipazione corale, diventa un lavoro che si fa tutti insieme con sacrificio ma anche con gioia.

Parlami del rapporto con il pubblico e in particolare con i giovani.
Promuovere la lettura in un Paese dove tutti sappiamo che l’indice di affezione alla lettura è purtroppo molto basso, non è un’impresa facile. La missione della Biblioteca Angelica credo sia quella di far rivivere il concetto del suo fondatore, il vescovo agostiniano Angelo Rocca, il quale volle aprirla come prima biblioteca d’uso pubblico in Europa, intendendo per “pubblica” una biblioteca aperta a tutti coloro che avessero il piacere di studiare, di poter avere un momento di identificazione con il libro. Una biblioteca, insomma, accogliente per chiunque avesse la volontà di accostarsi al sapere, qualsiasi esso sia, antico o moderno. A questo proposito, per cercare di coinvolgere i giovani e per farli trovare in un ambiente dove il libro diventa l’elemento essenziale ho voluto riservare alcuni posti del Salone di lettura agli studenti con libri propri. Devo dire che i giovani che vengono a studiare nella biblioteca sono davvero numerosi, al punto che spesso si contendono i posti e non è possibile accoglierli tutti. Credo che questa possa essere un’iniziativa vincente. Non so se possa avvicinarli maggiormente alla lettura ma sicuramente studiare in biblioteca insegna ai giovani il rispetto dell’ambiente e l’importanza della nostra storia, li fa convivere con una bellezza architettonica e culturale che li avvolge quando entrano nel Salone, insegna il silenzio, la concentrazione, in uno spazio dove gli elementi vincenti sono loro stessi e il libro.

Cosa significa oggi organizzare e promuovere eventi culturali in una città come Roma
Organizzare eventi culturali a Roma è particolarmente difficile. Sono diversi i fattori ostativi: innanzitutto la grandissima offerta di iniziative culturali che si sovrappongono l’una all’altra e fanno sì che spesso anche chi sia molto interessato, non avendo il dono dell’ubiquità, difficilmente potrà trovarsi in due o tre posti contemporaneamente. L’avere troppo, per assurdo, mortifica iniziative importanti che magari passano in secondo piano solo perché sono meno pubblicizzate di altre forse di minor valore. Poi c’è la grossa difficoltà che è data dalle distanze di questa città, dal traffico e dal fatto che molti degli eventi culturali si svolgono nel centro storico e questo rende ancora più difficile raggiungere le sedi a causa degli annosi e ben noti problemi legati al trasporto pubblico, alla mancanza di servizi e così via. Infine bisogna dire che il pubblico romano è molto eterogeneo e se è vero che c’è una parte realmente interessata, c’è anche un’altra parte, spesso preponderante rispetto alla prima, che vive questi eventi più come un fatto mondano che come un evento realmente culturale. Una tale tendenza rischia di svilire alcune iniziative. Comunque noi andiamo avanti credendo nel valore della cultura.

C’è ancora spazio per il libro nell’era digitale?
Assolutamente sì. Sono fermamente convinta che il libro non morirà mai e questo lo dimostra anche il poco successo degli ebook rispetto al libro cartaceo. Sarebbe dunque importante avvicinare le nuove generazioni al piacere tattile, sensoriale ed emozionale di tenere un libro tra le mani, sia esso antico o moderno o un fumetto, qualsiasi cosa insomma sia di carta.

 

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