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Alessandro D’Avenia e Giacomo Leopardi: essere fragili è un’arte

I riflettori sono tutti puntati su di di lui in queste settimane: Alessandro D’Avenia, prodigio italiano ancora sconosciuto a intellettuali e critici letterari, ma ben noto a milioni di lettori, molti dei quali giovani, se non giovanissimi. Il suo primo romanzo, Bianca come il latte, rossa come il sangue (2010), scritto pensando ai suoi studenti di liceo, ha venduto un milione di copie. Il suo quarto libro, L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita , è stato pubblicato il 31 ottobre e da allora è ai vertici delle classifiche di vendita, dopo aver scalzato la J.K Rowling di Harry Potter e la maledizione dell’erede, e tallonato da Roberto Saviano e dal suo La paranza dei bambini.

L’arte di essere fragili è un libro in cui a parlare di felicità è il più pessimista dei poeti italiani, Giacomo Leopardi. Però, sia chiaro, pessimista Leopardi non lo fu mai, secondo Alessandro D’Avenia. Per il professore-scrittore palermitano, Leopardi fu uomo fragile, ma di quella fragilità forte che è propria della sua ginestra, il fiore che vive nel deserto e sopravvive caparbiamente nelle condizioni più disperate, di cui il poeta ci parla in una delle sue ultime poesie.

«La somma felicità possibile dell’uomo in questo mondo, è quando egli vive quietamente nel suo stato con una speranza riposata e certa di un avvenire molto migliore» (G. Leopardi, Zibaldone)

Le lezioni di Leopardi sulla felicità sono diventate immediatamente un successo editoriale e anche una lettura teatrale, con D’Avenia al centro di un palcoscenico trasformato in aula scolastica. Lo spettacolo, gratuito per chiunque sia riuscito a procurarsi un biglietto online, è stato portato in scena nei teatri di alcune grandi città (finora Milano, Torino, Palermo, ma nel 2017 ci saranno altre date) con la regia di Gabriele Vacis e le musiche e le luci di Roberto Tarasco. Gabriele Vacis ha scritto di Alessandro D’Avenia e della loro collaborazione in teatro su La Stampa iniziando così:

“Un amico, professore di letteratura all’Università, mi ha raccontato che ogni anno chiede ai suoi nuovi allievi i tre scrittori viventi che preferiscono. I più votati sono Baricco, Saviano e … E non gli veniva il terzo nome. D’Avenia, gli suggerisco. Giusto! Mi fa lui: ma tu lo conosci? Sì. Vale la pena leggerlo? Direi proprio di sì” (La Stampa, 26 novembre 2016)

Quello che ci piace di d’Avenia è il suo entusiasmo caparbio e la sua fermezza sorridente. Nel leggerlo ci conquista la sua studiata semplicità, insieme alla sua straordinaria abilità nello scoprire la bellezza e nel suo mostrarcela attraverso le parole. Nel vederlo in scena o in tv ci sorprende come non sia tanto il suo aspetto da adone normanno, riccioli biondi e occhi blu, ad incantarci ma, ancora, le sue parole.

Vale la pena leggerlo e anche ascoltarlo, ha molto da dire ad adolescenti, genitori e colleghi insegnanti. Lo scrivere, i firma copia o il parlare in teatro sono per il prof. D’Avenia prolungamenti del suo orario di servizio, un aprire le porte della sua classe a tutti quelli che abbiano voglia di ascoltarlo. Ripete sorridendo a chiunque glielo chieda che insegnare non è un mestiere per tutti e che è un servizio agli altri. È convinto che si possa fare quel suo bellissimo lavoro solo accettando tre condizioni: l’insegnante deve amare le persone le cui giovani vite gli sono affidate, deve amare ciò che insegna e anche amare il modo in cui lo insegna. Solo così potrà davvero trasmettere quel “fuoco” che dovrebbe caratterizzare gli anni dell’adoloscenza e che invece il nostro tempo ha spento nei cuori dei giovani. Quel fuoco lui lo deve ai suoi genitori, al suo prof. di italiano del liceo, a don Pino Puglisi (a cui ha dedicato “Ciò che inferno non è”) e non da ultimo, a Giacomo Leopardi che, a quanto dice, gli ha salvato la vita.

Per D’Avenia educare e scrivere-educando sono una vocazione, una missione, un fuoco. Lo fa quotidianamente in classe, lo fa scrivendo libri o parlando su un palcoscenico. Le sue lezioni e le sue pubblicazioni sono atti d’amore per la parola, per la bellezza, per l’arte di insegnare e per i suoi ragazzi.

Il libro: L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita

“Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi.

L’autore: Alessandro D’Avenia

Alessandro D’Avenia, trentanove anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna lettere al Collegio S. Carlo di Milano ed è sceneggiatore. Dal suo romanzo d’esordio, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori 2010), è stato tratto nel 2013 l’omonimo film. Sempre per Mondadori ha pubblicato Cose che nessuno sa (2011). Con Ciò che inferno non è (2014) ha vinto il premio speciale del presidente al premio Mondello 2015. Le sue opere sono tradotte in varie lingue.

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Foto © Marta D’Avenia